Monna Lisa di Isleworth, 1503–1506 circa, olio su tela 86×64,5 cm.
Stamattina una mia allieva mi ha chiesto: "Perché Leonardo non finiva mai i suoi quadri? Si stancava del soggetto?" La storia della Monna Lisa di Isleworth aiuta a capire.
Due versioni dello stesso volto
La Isleworth raffigura la stessa Lisa Gherardini, ma ventenne: lineamenti più nitidi, sfondo più semplice con colonne visibili ai lati, sorriso meno enigmatico. Dipinta su tela anziché su tavola.
Fu portata in Inghilterra nel 1778. Nel 1913 la acquistò Hugh Blaker a Isleworth, vicino Londra – da qui il nome. Dal 1975 è custodita in un caveau svizzero.
Martin Kemp, massimo esperto di Leonardo, la ritiene una copia di bottega: Leonardo dipingeva su tavola, mai su tela. Altri studiosi credono sia autentica: già nel 1584 Lomazzo distingueva "una Gioconda e una Monna Lisa".
Perché Leonardo non finiva mai
Il ritratto fu commissionato dal marito di Lisa. Leonardo non lo consegnò mai. Se lo portò in Francia e ci lavorò fino alla morte.
Non si stancava – al contrario. Aveva una capacità critica così sviluppata che la sua visione correva più veloce delle mani. Ogni giorno che studiava la luce e lo sfumato, alzava l'asticella della perfezione.
Leonardo lo spiegò: "E quando il giudizio supera l'opera, essa opera mai finisce di migliorare". Quando vedi più di quanto riesci a fare, non smetti mai di perfezionare. "I dettagli mènano l’opera a perfezione, e la perfezione non è cosa da poco."
La Gioconda non fu mai consegnata non perché incompiuta tecnicamente, ma filosoficamente. La ricerca prevaleva sulla commissione.
Durante le mie lezioni si studia anche questo aspetto: la tecnica delle velature, che Leonardo utilizzava sullo stesso dipinto all'infinito, e il mistero che si cela in uno sguardo.
Per Leonardo l'importante non era consegnare un prodotto finito, ma inseguire un'idea di perfezione che continua a sfuggire.
A sinistra la Monna Lisa di Isleworth (1503-1506 circa, Svizzera, collezione privata), a destra la Gioconda del Louvre (1503-1506 circa, Parigi). Leonardo continuò a lavorare solo la versione del Louvre, che tenne per sé.