Il blocco del disegnatore con la gomma in mano

Come abbracciare il caos e liberarsi dalla schiavitù del disegno "preciso".

Uno dei malintesi che noto più spesso tra alcuni miei allievi, è che la gomma serva a fare un disegno "preciso". Disegnano con l’idea che ogni segno debba essere quello definitivo e, al minimo errore, la mano scatta convulsamente verso la gomma pane. Ma la gomma, usata a quel modo, non è uno strumento di pulizia: è una catena. È la prigionia del perfezionismo che uccide la vitalità del segno prima ancora che l’opera possa prendere forma.

Disegnare significa esplorare lo spazio, non occuparlo con precisione chirurgica sin dal primo istante. Quando cancelli continuamente, stai dicendo a te stesso che l'errore è un fallimento da eliminare, invece di considerarlo un suggerimento di forma necessario per trovare la forma corretta.

La lezione dei Grandi Maestri
Se osserviamo i disegni preparatori di Leonardo da Vinci o Michelangelo, non troviamo mai una linea singola e netta, troviamo una "nuvola" di segni. Leonardo non cancellava: sovrapponeva. Cercava la forma attraverso una serie di segni fluidi che restano visibili sulla carta, donando al disegno un'energia e una tridimensionalità che un segno unico e "pulito" non avrebbe mai avuto. Per Leonardo, il disegno era un mezzo per indagare la realtà, e la realtà non è mai una linea retta e definita

Leonardo da Vinci, Cavallo rampante, c.1503-4.


L’errore che genera mondi: il caso Mondrian
La storia dell'arte è costellata di "errori" fortunati o visioni nate dal caos. Si racconta spesso un aneddoto illuminante su Piet Mondrian. Prima di diventare il maestro delle griglie geometriche del Neoplasticismo, Mondrian stava studiando l'evoluzione della forma attraverso i suoi celebri alberi. La leggenda narra che un giorno, rientrando nel suo studio, vide un suo dipinto di un albero appoggiato sul cavalletto... ma era sottosopra.
In quel momento, non vedendo più il "soggetto" (l'albero) ma solo l'equilibrio di linee e masse cromatiche, ebbe l'intuizione che lo portò verso l'Astrattismo. Se avesse cercato la "precisione" descrittiva a tutti i costi, forse non avrebbe mai colto quella struttura universale nascosta dietro l'apparenza. Il dipinto appoggiato male divenne la chiave di una rivoluzione.

Francis Bacon e il "Lancio del Colore"
Un altro esempio straordinario di come il controllo sia nemico dell'arte è Francis Bacon. Il maestro temeva la tela bianca e la precisione accademica. Spesso, per rompere il ghiaccio, lanciava letteralmente del colore sulla tela o usava stracci sporchi per creare macchie casuali. Da quel caos, da quei "segni sbagliati" che nessuna gomma avrebbe potuto correggere, lui vedeva emergere le figure. La pittura per lui era una lotta misteriosa con il caso.

Conclusione: Lascia scorrere il segno
Il timore di sbagliare è il primo limite alla tua creatività. La gomma aumenta questo timore, perché ti illude che si possa tornare indietro a una "purezza" che alla pittura in realtà non serve.
Quando inizi un disegno, inizialo con segni leggeri, quasi invisibili, e soprattutto senza mai cancellare. Lascia che i segni "sbagliati" rimangano lì: ti serviranno da guida, come suggerimento della forma successiva. Solo quando il disegno inizierà a rivelarsi potrai decidere di definire la forma, ma scoprirai che quella "confusione" iniziale è ciò che rende il tuo lavoro vivo, vibrante e autentico. Ti chiederai: “Ma allora a cosa serve la gomma?”. La risposta è che la gomma può essere utile per correggere piccoli incidenti nelle fasi avanzate, ma mai per “pulire” il disegno da quelle linee che, solo in apparenza, sembrano di troppo. Più spesso, è usata dagli artisti per migliorare i valori tonali del disegno, schiarendo, oppure come vero e proprio mezzo espressivo, per creare le luci da un tono più scuro.
Libera la mano, nascondi la gomma e accogli il caos. È lì che viene il bello.


Dall'alto in basso: Piet Mondrian, Albero rosso, 1909; Albero grigio, 1911; Melo in fiore, 1912; Composizione con rosso, giallo, nero, grigio e blu, 1921. Si narra che Mondrian abbia visto "Albero rosso" appoggiato per sbaglio al contrario sul cavalletto e che questo "errore" abbia ispirato la trasformazione dei suoi alberi in pittura astratta.


Altri articoli dal blog

Preferenze cookie