Il carboncino: 35.000 anni di arte in un rametto bruciato

Lo strumento più semplice della storia dell'arte è ancora uno dei più potenti.

Grotte di Chauvet, Francia. Rinoceronti e  leoni disegnati 35.000 anni fa.


Una delle domande che mi vengono fatte più spesso durante le mie lezioni è: "Perché il carboncino è così importante?"
La risposta è semplice: perché è il primo strumento artistico della storia, e anche uno dei più espressivi.

La semplicità assoluta
Una matita è già uno strumento costruito. Richiede tecnologia: legno tagliato, grafite estratta e lavorata, assemblaggio preciso.
Il carboncino invece è natura pura trasformata dal fuoco. Si trova in natura. Prendi un rametto bruciato, rimuovi la cenere, e hai in mano uno strumento da disegno perfetto.
Trentacinquemila anni fa, nelle Grotte di Chauvet, i nostri antenati usavano carboncino per disegnare rinoceronti, leoni delle caverne, bisonti. Con linee sicure e sfumature delicate che ancora oggi ci lasciano a bocca aperta.

Il paradosso
Ecco il paradosso: lo strumento più semplice produce effetti pittorici che nessun altro mezzo può dare.
Il carboncino crea neri profondi e vellutati, impossibili da ottenere con la grafite. Si sfuma con le dita creando passaggi tonali delicatissimi. I contrasti tra il nero assoluto e il bianco della carta sono potentissimi. Il segno è diretto, spontaneo, vivo.
Henri Matisse, uno dei più grandi coloristi della storia, disse: "Un colorista si fa riconoscere anche in un semplice disegno a carboncino."
Anche senza colore, il talento emerge. Perché il carboncino rivela l'essenza: la capacità di vedere la luce e l'ombra, di costruire la forma, di catturare l'emozione.

Dal fuoco alla mente
C'è qualcosa di profondamente simbolico nel carboncino. Nasce dal fuoco, elemento di distruzione, e diventa strumento di creazione. Dalla materia più elementare emerge l'atto più intellettuale: il disegno.
Michelangelo preparava i suoi affreschi con disegni a carboncino. Leonardo preparava a nero i suoi dipinti. Raffaello creava i suoi cartoni monumentali con carboncino e gesso. Degas catturava il movimento delle ballerine con pochi tratti neri.
Tutti i grandi maestri sono passati dal carboncino. Non come fase preliminare da superare, ma come fondamento da custodire.

Vedere, non solo disegnare
Il carboncino ti costringe a pensare in termini di valori tonali, non di dettagli. Usandolo, impari a costruire la forma per piani attraverso il chiaroscuro. Ti obbliga a essere sintetico, diretto, espressivo.
Quando prendi in mano un carboncino, tieni tra le dita la stessa tecnologia che usarono i nostri antenati 35.000 anni fa, e allo stesso tempo, uno degli strumenti più sofisticati per esprimere visione, emozione, intelligenza.
Il mio obiettivo durante le lezioni è far sviluppare quella sensibilità critica che permette di guardare davvero, non solo riprodurre, Il carboncino ci ricorda che non serve complessità per fare grande arte.
Servono visione, coraggio, semplicità. 

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